Così è il buio uno degli elementi che concorrono definitivamente a spiegare le ragioni della tragedia che si è abbattuta sulla casa di Luca Arlotta, 28 anni di S. Piero Patti, padre di una bambina di pochi mesi, marito amatissimo e stimato praticante del nostro sport, dagli slalom ai rallies, dal sedile di destra a quello di sinistra. Lo stesso che non ha esitato a mettersi su di una barchetta piccola e leggera, quella più maneggevole da mettere in acqua, in quello specchio di mare di San Giorgio di Gioiosa Marea da dove i suoi quattro amici e concittadini avevano preso il mare, e là dove ora li sentiva in lontananza invocare aiuto.
Si, non vi erano dubbi, erano loro che urlavano disperatamente per farsi sentire, affinché qualcuno facesse qualcosa per salvarli dal naufragio e dal freddo: Antonello Arlotta di 38 anni, Antonino Scaffidi di 27 anni, Giuseppe Santalucia di 45 anni e Francesco Pagana di 34 anni, tutti di San Piero Patti, tutti quanti ora ricoverati all’ospedale Barone Romeo di Patti da quella maledetta sera di sabato 15 gennaio, quando la loro passione per la pesca si è trasformata in tragedia.
Erano partiti forse intorno alle 13 per calare un conzo, per mettere in acqua quella teoria di ami e di nodi che una volta tirati su dagli ‘abissi’ si spera possano portare con sé dentici, spigole e mustine, cui fare la festa con qualche bottiglia di bianco novello. Un palamito o "conzo", chissà? Anche 200 ami da innescare con le sarde richiedono tempo e dopo avere calato tutti i singoli ami bisognerà attendere per il recupero: 2-3 ore di attesa, poi si cominciano a tirare su gli ami dal fondo...
Ma stavolta non è andata così. E’ vero, a mare non c’è taverna, e il repentino evolversi delle condizioni climatiche deve avere colto alla sprovvista i quattro pescatori dilettanti, ormai impegnati a rimettere in barca il ‘conzo’, distribuito nel tratto di mare poco distante dalla spiaggia di San Giorgio di Gioiosa Marea, proprio vicino alle case, al bar e alla farmacia, dove trovano ricovero le barche dei pescatori.
Il vento di tramontana aveva increspato il mare, in una giornata che fino ad allora era stata primaverile. Il repentino cambiamento del tempo aveva agitato il mare e la barca dei quattro doveva avere imbarcato acqua, forse un’onda ne aveva provocato il capovolgimento ed uno dei quattro deve (forse) avere avuto il tempo di chiedere aiuto col cellulare, di contattare qualcuno. Poi sembra che l’unico appiglio sia rimasto un salvagente a ciambella, probabilmente indossato dall’unico dei quattro che non sapeva nuotare.
Con la forza della disperazione i quattro devono avere nuotato verso riva, gridando e chiedendo aiuto: a riprova che tanto distanti dalla spiaggia non dovevano trovarsi. Nel frattempo s’era fatto buio, erano passate le 18.
Ed ecco entrare nella vicenda il giovane Luca Arlotta, 28 anni, sampietrino pure lui, con una figlia di pochi mesi ed una moglie che lo aspettano a casa. Luca si porta sulla spiaggia preoccupato per le sorti dei suoi amici, non ancora rientrati. Oramai ha capito che qualcosa di preoccupante deve essere accaduto e non si dà pace. Ma ecco udire le grida disperate dei naufraghi. Non c’è dubbio, sono loro, non resta un momento da perdere.
Luca Arlotta non vuole sentire ragioni, non può lasciare i quattro naufraghi al proprio destino, e messa in acqua la barchetta più leggera ed agile, presente in quel tratto di spiaggia, si avvia verso il luogo dal quale si sentono provenire le grida disperate dei quattro naufraghi.
Non c’è dubbio, sono loro. Li sta per raggiungere e li rincuora a gran voce. Ma la tragedia sta già tessendo le sue trame. Forse si esaurisce l’esigua scorta di benzina nel serbatoio. Non rimangono che i remi... Luca rema più che può, fino a sfinirsi, non intende tornarsene solo da dove è venuto. Aiutare il prossimo è per lui un imperativo, fa parte del suo Dna e lo avrebbe voluto insegnare pure alla figlioletta. Ma non ne avrà il tempo. Il mare ormai tempestoso, quanto il destino, fa capovolgere pure la sua barca, forse Luca sbatte violentemente la testa, forse viene colto da ipertermia, forse era così che doveva andare.
Gli uomini della Capitaneria di Porto di Milazzo li hanno raggiunti, malgrado il buio, là dove lo stesso Luca Arlotta aveva fatto di tutto per soccorrerli, in quel tratto di mare tirreno antistante la spiaggia di San Giorgio di Gioiosa Marea, a poche decine di metri dalla riva, dove ognuno guardando l’orizzonte non potrà non ricordare questo giovane 'eroe' di 28 anni, cresciuto a San Piero Patti. Un vero eroe.
FONTE: Nebrodi e Dintorni





















































