Un'esclusiva che molto gentilmente è stata concessa al sito Www.Targa-Florio.Net e che oggi viene riproposta anche su Www.Siciliarally.com
Presto saranno aggiunti altri articoli che, pian piano, cercheranno sinteticamente di raccontare fatti ed aneddoti che hanno fatto la storia della gara più antica del mondo.
LA NASCITA DELLA TARGA FLORIO
In tanti hanno scritto e detto di Targa Florio ed in tanti
prossimamente lo faranno.
Anch’io, appassionato e cultore di questa gara, attraverso
questo spazio, nel mio piccolo, desidero contribuire
raccontando la storia, fatti, aneddoti di questo
meraviglioso “Grande Romanzo”.
Ho avuto la fortuna di assistere e vivere in tutti i suoi momenti, anche nei suoi contorni, a quasi
tutte le edizioni del mondiale velocità, essendo nato e vissuto a Collesano, paese delle Madonie
attraversato dalla gara sin da 1906.
La passione mi ha portato ad approfondire le conoscenze sulla Targa, desideroso di sapere tutto o
quasi della Targa, soprattutto negli aspetti più reconditi dall’inizio ad oggi.
Per i collesanesi come per i madoniti, la fine di marzo segnava l’inizio della Targa.
Infatti, in tale periodo le varie case automobilistiche erano solite venire sulle Madonne per le prime
prove di collaudo.
Per me, come per tutti noi, già si respirava aria di festa.
Ed era festa vera, spontanea e passionale.
Non ci limitavamo ad assistere al passaggio da “Carricaturi”, nota piazza di Collesano, ma si
andava alle tribune di Cerda, nei vari alberghi dove alloggiavano le squadre.
Jolly Hotel a Cefalù per la Ferrari, Hotel Santa Lucia per la Porsche e la Ford.
L’Alfa Romeo preferiva l’Hotel Aurum di Cerda.
Si scrutava il lavoro meticoloso dei meccanici, il confabulare degli ingegneri con i piloti.
Questi ultimi volentieri, ma non tutti, concedevano l’autografo.
A volte si scambiava qualche impressione.
Ad alcuni di loro si fissava appuntamento al passaggio da Collesano per dissetarsi con una bibita e
in tanti hanno raccolto l’invito.
Ci si rivedeva la prima o seconda settimana di maggio per la disputa della gara vera e propria.
Una corsa che dal 1906 ad oggi è una delle più difficili, più belle ed interessanti.
Da quel lontano 6 maggio 1906 è trascorso un secolo.Un secolo d’evoluzione e di storia
dell’automobilismo sportivo è passato sulla terra di Sicilia.
Vincenzo Florio, ricco nobile siciliano, intelligente, dotato di grande intuito, appassionato
d’automobili e di corse, si era prefisso di istituire una gara che avesse molteplici obiettivi: attrarre in
Sicilia l’attenzione del nascente mondo industriale, sportivo e turistico e creare un circuito
permanente che fosse un severo banco di prova e di collaudo per le vetture partecipanti.
Non solo sport ma soprattutto una gara che desse un valido contributo alla tecnica automobilistica e
soprattutto provocare il risveglio della Sicilia.
Vincenzo Florio, che guardava alla vita come un’avventura e nello stesso tempo amava ogni forma
di sport, legò il suo nome ad una tra le imprese più fantastiche che si potessero concepire: una gara
automobilistica in una terra sprovvista di strade.
Era una cosa contro natura.
Le strade siciliane all’inizio del novecento erano delle carrettiere malandate.
Ma egli era uno di quelle menti geniali che portano naturalmente a compimento imprese che tutti gli
altri ritengono pazzesche.
Grazie a Vincenzo Florio la selvaggia Sicilia diventava teatro della più avvincente epopea
automobilistica di tutti i tempi, balia di una creatura meccanica con la quale non aveva alcuna
affinità.
In principio del secolo scorso, quando l’automobile era più vicina ad una carrozza piuttosto che alle
nostre auto sportive, mentre tutti pensavano che le corse di automobili fossero solo un capriccioso
passatempo per uomini ricchi, don Vincenzo credeva e sosteneva, invece, che fossero indispensabili
affinché l’automobile diventasse uno strumento di lavoro e nello stesso tempo di svago.
Così concepì ed organizzò la Targa perché fosse un laboratorio naturale dove costruttori avrebbero
potuto trovare l’ambiente tecnico ideale al collaudo delle macchine che mano a mano andavano
costruendo. Il Circuito delle Madonie con le sue peculiarità, lunghissima durata ed asprezza delle
strade, effettivamente è stato ed è tutt’oggi una pista di collaudo insostituibile e ha dato e continua
a dare un notevole e decisivo contributo all’evoluzione dell’auto. Qualche giornalista ha avuto
l’ardore di scrivere che senza la Targa Florio l’automobile non sarebbe diventata una vera
automobile e sicuramente avrebbe impiegato molto più tempo per arrivare ai traguardi tecnici
odierni. Vincenzo Florio si chiese se la contadina Sicilia capiva l’importanza tecnologica della gara.
Quando il 6 Maggio del 1906 organizzò la prima edizione della Targa si affidò non soltanto ai piloti
e ai costruttori, alla nobiltà palermitana, alle dame della Bella Epoque che sfoggiavano alle tribune i
capi della sartoria parigina, ma soprattutto al popolo siciliano.
Dalla sua esperienza di pilota da corsa degli anni precedenti era consapevole che una corsa
automobilistica, per sopravvivere a se stessa, ha bisogno di piloti eroi, auto, ma principalmente ha
bisogno del popolo e del bagno di folla.
Don Vincenzo era sicuro e certo che il popolo siciliano, generoso ed ospitale, non l’avrebbe tradito.
E così fu.
La popolazione nel corso del secolo ha sempre dato una risposta entusiasta e corale.
Da queste idee nacque la TARGA FLORIO quando nel 1905 si trovava in Francia. Andato lì per
contattare piloti e costruttori per la sua Coppa Florio, rimase meravigliato del paesaggio dove si
svolgeva la gara, il Circuito dell’Alvernia, uguale a quello della Sua Terra. Questo fece scattare in
Florio la certezza che una gara di quel tipo poteva essere organizzata in Sicilia. Le Madonie con le
sue innumerevoli curve, i suoi tratti pianeggianti, il rettifilo di Buonfornello, il sali e scendi dovuto
alle diverse altitudini, era proprio il percorso ideale quale Vincenzo Florio aveva pensato. A quella
corsa era presente un giornalista francese amico di Florio, redattore della rivista “L’Auto”, Charles
Fauroux. Questi a sua volta gli presentò il suo direttore Monsieur Desgrange. Vincenzo Florio di
fronte a tal cospetto ebbe un sobbalzo di emozione e di riverenza. Conosceva di fama Henry
Desgrange, noto giornalista ficcante e combattente, sostenitore di nuove iniziative sportive. Dopo
essersi ripreso gli parlò della sua idea balenata e maturata in quei luoghi. Desgrange lo incoraggiò
dandogli appuntamento per un approfondito esame nella sede del suo giornale in Place de la
Concorde. L’appoggio di un giornale di tale rilevanza internazionale era fondamentale per
realizzare la sua idea. Trovato il percorso Vincenzo Florio pensava al nome da dare alla gara.
Giorno dopo giorno si arrovellava sul nome ma non trovava la soluzione, se non quando una sera
mentre si recava al teatro de l‘Operà la sua mente ebbe uno squarcio di luce. Ricordò che nel 1903
aveva vinto una corsa la Padova-Bovolente ed era stato premiato con una targa che prendeva il
nome dal conte che l’organizzava : Targa Rignano. “Si chiamerà Targa Florio e si congratulò con se
stesso”. Successivamente nell’autunno di quell’anno il Cavaliere Florio nella qualità di presidente
del circolo Panormitan, si recò a Parigi per conferire con Desgrange per far prendere corpo alla
organizzazione della Targa Florio. Illustrato percorso, nome e modalità di svolgimento ebbe il
sostegno autorevole del direttore de ”L’Auto” e della redazione. Infatti Desgrange subito dopo
invio due redattori ed un fotografo a visionare il percorso. I tre furono accolti ed ospitati da
Vincenzo Florio che li condusse per le strade delle Madonie. Ritornati a Parigi entusiasti
informarono il direttore il quale si prodigò attraverso la rivista di propagandarla. L’appuntamento
era per il 6 MAGGIO 1906 per la 1^edizione della TARGA FLORIO.
Dott.Nino Colombo



















































