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AMARCORD: Le nozze d'oro della Targa Florio
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Messaggio AMARCORD: Le nozze d'oro della Targa Florio 
 
ImageArchiviata la sbornia di gioia della vittoria tutta italiana
Vaccarella-Bandini-Ferrari noi tifosi guardavamo all’edizioni
a venire certi della ripetizione del successo del binomio
Vaccarella-Ferrari. Il 1966 è l’anno delle nozze d’oro della
Targa Florio.
Infatti quella che si disputa l’8 maggio è la 50^ edizione.
L’Automobile Club Palermo celebrerà l’evento in grande
stile. Rifà il look alle tribune di Floriopoli. Ingrandisce la Sala
Stampa, la Direzione Gara viene dotata di un balconcino
chiuso, prospiciente i box per meglio permettere al Direttore
di gara una visione completa di tutto quanto avviene nella
zona box. Si allestisce una sfilata di vetture che avevano
partecipato sin dal 1906 alla Targa.
Compiranno un giro del Grande Circuito delle Madonie,
partendo dalle tribune di Floriopoli qualche ora prima dell’inizio delle prove ufficiali del venerdì.
Grande meraviglia e tanto stupore suscitò in me e in tutti i tifosi la vista di queste “nonne” vetture
degli anni precedenti. Era la prima volte che una sfilata di queste vetture si verificava sulle
Madonie. Arrivarono a Collesano da Isnello e dovettero fermarsi al bivio Polizzi poiché erano in
corso le prove ufficiali ed attesero la fine per completare il giro. Scrutammo da cima a fondo nei
minimi particolari queste stupende vetture che avevano scritto la storia della Targa Florio e
dell’Automobile.
Tanto fummo presi dal fascino che ci dimenticammo delle Prove Ufficiali. Queste, come era nelle
previsioni, furono una conferma della supremazia del binomio Vaccarella-Ferrari. Infatti il “ Preside
Volante”, come affettuosamente la stampa battezzò Vaccarella, ottenne il miglior tempo con molto
margine su gli avversari.
Alla 50 edizione della Targa Florio la Ferrari e la Porsche erano presenti in gran numero sia come
vetture ufficiali che private. La Ferrari schierava una sport la 330/P3 con Vaccarella e Bandini e due
Dino 196/S affidate a Baghetti-Guichet e Parkes-Scarfiotti. Una terza Dino privata era guidata da
Casoni-Biscaldi. Vaccarella ,come egli stesso più volte ha riferito ai giorni nostri, ha faticato non
poco a convincere Enzo Ferrari a mandare in Targa la 330/P3 ritenendola poco adatta al circuito
delle Madonie. Vaccarella convinse e venne accontentato e già dalle prove ufficiali dimostrava
l’adattabilità della vettura in Targa. A sua volta la Porsche scendeva in campo con quattro
macchine: l’inedita 8 cilindri da 2200 cm3, due Carrera 6 col motore ad iniezione e una Carrera 6
normale.
Si profilava, come era oramai consuetudine alla Targa, un duello agguerrito tra le due Case e tra i
piloti stessi. Le tifoserie dei vari paesi attraversati dalla gara si preparavano con molto entusiasmo e
con animo diverso rispetto agli anni precedenti, poiché era stato infranto il muro della sfortuna che
si accaniva sul nostro amato pilota Nino Vaccarella. A Collesano tutti noi facevamo sempre
riferimento a Totò Giorgi, vigile urbano del paese, primo tifoso del “ Preside Volante”. Era lui che
suggeriva a Natale Failla dove scrivere, sui muri, sull’asfalto, sui paracarri, “W NINO”, “W
FERRARI”, che a distanza di decenni ancora oggi, seppur sbiaditi, campeggiano ricordandoci la
passione di quei tempi.
Nella parete della casa che costeggia bivio Polizzi erano tante le scritte da sembrare un quadro di
alto pregio pittorico, tanto da essere immortalato attraverso fotografie, pubblicate in tutte le riviste
specializzate e non di tutto il mondo.
Tanta era la passione del proprietario che mai ebbe a lamentarsi
di quelle scritte anzi ne era orgoglioso. Trascorremmo la vigilia
sereni con ottimismo certi di raccogliere la vittoria l’indomani.
Nel pomeriggio Giorgi, Nello Raimondi e Testaiuti erano stati a
trovare il Professore Vaccarella ed era molto sereno cosi come
tutta la squadra Ferrari. Disse loro che i tempi dell’anno
precedente sarebbero stati frantumati se smetteva di piovere e la
strada asciugava. Questo fu il motivo di discussione della serata.
Infatti il sabato era iniziato col sole ma già verso la fine della
mattina il cielo si era coperto. Si pensava ad un acquazzone
primaverile invece piovve con forza tutto il giorno ed anche la
notte. Andammo a letto dormicchiando con l’orecchio teso ai
tuoni ed al rumore della pioggia che cadeva. La mattina di
buon’ora ci radunammo a “Carricaturi” intorno a Totò Giorgi che
già dall’alba era li e, avendo di già preso l’ennesimo caffè con la sigaretta tra le dita, scrutava il
cielo. Per fortuna aveva smesso di piovere e ci sentimmo tutti rincuorati sebbene la strada rimanesse
bagnata e piena di fanghiglia che l’acqua aveva trascinato sull’asfalto.
Un timido sole cominciava a farsi largo tra le nuvole. Speravamo che asciugasse in fretta anche se
gli innumerevoli rigagnoli era praticamente impossibile che scomparissero. Più si avvicinava la
lancetta alle ore otto, orario di partenza della gara, e più la nostra tensione saliva chiedendoci
ripetutamente: riuscirà Vaccarella ha domare questa grossa Ferrari P3 con questo asfalto bagnato e
pieno di fanghiglia?
Partita la gara puntuale la nostra attenzione si concentrerà sui tempi di passaggio da Collesano,
avendo come riferimento quelli delle prove ufficiali. Subito Vaccarella andava forte ma con molto
cautela, tanto da essere in testa e quando in lontananza sentimmo ruggire la grossa Ferrari 4 litri
capimmo subito che il Professore aveva attaccato sin dai primi metri. Sempre con il naso in su a
scrutare il tempo e con il sole che a poco a poco scacciava le nuvole, ci accostammo alle transenne
per meglio osservare il passaggio che avvenne in un tripudio di applausi indescrivilibili.
Il Professore, entusiasmante, aveva portato in testa la
Ferrari 4 litri, le Porsche erano dietro staccate, mescolate
alle Dino, 58” secondi su Scarfiotti e 1’20” su Mitter.
La battaglia si era scatenata e non si poteva dire decisa,
ma certamente la quattro litri di Maranello era una lepre
imprendibile ai cacciatori tedeschi. Guidarla, era impresa
da supercampioni, impresa che Vaccarella compiva con
eccezionale bravura. Anche Scarfiotti e Parkes con le
Dino compivano prodezze memorabili tanto da essere tra i
primi. Lo squadrone Porsche attuava una mossa tattica
attendista. Il pilota più veloce era Gunther Klass con la
nuova 8 cilindri, rifiutata da Bonnier affidandosi alla già
collaudata 6 cilindri.
A Campofelice di Roccella il tifo era diviso tra ferraristi e
porschisti. Il dottor Pasquale Fatta capitanava la tifoseria
tedesca, mentre i tifosi ferrari facevano capo alla guardia
municipale Ernesto Venturella e al Sig. Masino Venturella
. Quest’ultimo aveva stretto una forte amicizia con l’allora
direttore sportivo della Ferrari Eugenio Dragoni. A
tutt’oggi questa amicizia continua.
I commenti sulla supremazia della Ferrari P4 si
sprecavano tra i tifosi in attesa del secondo passaggio.
E nel corso del secondo giro la pioggia ricominciava
con alcuni scrosci.
La strada si bagnò e sciolse le croste fangose,tanto che
l’asfalto divenne sapone e l’impresa di guidare
velocemente divenne un’arte da acrobazia. La paura
prese tutti noi. Tememmo per la tenuta di strada della
grossa Ferrari P4 e lo sconforto che una ripetizione
della vittoria ci sfuggisse ci assali in pieno. Al secondo
passaggio da Collesano Vaccarella transitò con
prudenza. La Dino di Biscaldi intanto si fermava ai box
col tergicristalli rotto, Guichet era ritardato dallo stesso
problema. Mitter con la Porsche passava a guidare la
corsa con un leggero vantaggio di pochi secondi su
Vaccarella, ma nel giro successivo usciva di strada
dopo aver compiuto un testa coda. Anche Glemser con
l’atra Porsche, dopo aver sostituito Hermann usciva di
strada. Restava la Porsche di Gunther Klass e Colin
Davis e la Carrera 6 normale di Pucci-Arena.
Parkes con la Dino, tradito dal fondo stradale scivoloso,
toccava un muretto ed usciva di strada definitivamente. Durante le prove ufficiali del venerdì si era
reso protagonista di un pauroso incidente nella discesa che da Collesano porta a Campofelice
Roccella. Nella curva detta “dell’ubriaco”, cento metri prima del bivio RoccaVuoni, usciva di strada
abbattendo un alberello, due paracarri e si era fermato con la macchina tutta attorcigliata attorno ad
un albero robusto, che aveva impedito la discesa della Dino nella scarpata ripida e lunga.
I meccanici Ferrari fecero miracoli, lavorando incessantemente notte e giorno di sabato, per
rimettere in strada la Ferrari e solo cosi Parkes potè prendere il via la domenica mattina.
In ogni pilota c’era la volontà di dare il tutto e per tutto, di forzare sempre pure nelle condizioni
proibitive della corsa. E gli uomini si sono superati, fornendo una prova magnifica di agonismo, che
per tutti noi tifosi è stata la cosa più bella di questa gara.
L’eliminazione progressiva dei protagonisti era stata terribile. Le condizioni della strada hanno
avuto un ruolo determinante, naturalmente, ma c’e stata la meravigliosa combattività degli uomini a
influenzare gli avvenimenti.Giunti al settimo giro, in noi l’idea della vittoria diventava più concreta,
quando la sfortuna irruppe nella corsa della Ferrari
P3. Sfortuna che è stata funzione del carattere stesso
della Targa Florio. Assieme a piloti esperti ed
allenati corrono piloti entusiasti, appassionati, ma
che non hanno le abitudini dei professionisti. E’
stato uno di questi piloti, senza colpa, a determinare
la successiva decisiva svolta, quella che tolse di
mezzo la Ferrari guidata da Bandini che aveva
sostituito Vaccarella. Il pilota, di nome Marsala, al
volante di una Ferrari GTO numero 168, raggiunto
dalla Ferrari di Bandini ha voluto essere corretto e
per segnalare che si era accorto della presenza alle
sue spalle ha alzato una mano, volendo significare
che aveva visto e che pregava di attendere un istante
prima di lasciare libero il passaggio. C’era una curva
a destra e si è allargato a sinistra per impostarla.
H.Muller e la Porsche 906 di
Bandini ha interpretato il gesto e la mossa come avrebbe interpretato un qualunque pilota
professionista, abituato al gergo muto della pista, cioè l’altro gli lasciava il passaggio e si spostava
per favorirlo.
Cosi si è infilato nel passaggio avendo a sinistra la macchina da superare e a destra il ciglio della
strada. In quel momento, quando Bandini aveva quasi compiuto il sorpasso, Marsala ha piegato a
destra ed il muso della GTO ha urtato la fiancata
sinistra della P3, spingendola fuori strada, cappottando.
Fortunatamente Bandini se l’è cavata molto bene,uscendo dalla macchina capovolta dopo aver
sfondato con i pugni i vetri laterali. Il pilota Marsala si accostò al ciglio della strada e prestò aiuto a
Bandini e lo portò con sé in vettura ai box. La notizia si sparse dal luogo dell’incidente, sotto
Caltavuturo nei pressi del “cippo Masetti”, con un tran-tran che in poco tempo arrivò alle nostre
orecchie prima che la radio desse notizie dell’accaduto.
Non volevamo credere a quelle notizie ed insistentemente con molto nervosismo guardavamo le
lancette dell’orologio aspettando i minuti presunti teorici di passaggio. Il tempo trascorse vano. Il
rombo della Ferrari P3 non si udiva in lontananza quando ci accorgemmo del passaggio da
“Carricaturi” della numero 168 Ferrari GTO con due piloti a bordo, uno guidava, Marsala, ed
accanto il povero Lorenzo Bandini.
Finivano le speranze della Ferrari e finiva in noi la certezza della vittoria. A quel punto lo sconforto
prese ognuno di noi, come tutti i tifosi presenti sul circuito, chiudendoci in un mutismo mentre
qualche altro imprecava contro l’accanimento della sfortuna.
Mestamente seguimmo le ultime fasi della gara. La Porsche con la sua gara attendista prendeva il
comando con la 8 cilindri di Klass, ma anche questa si fermò per una rottura della sospensione
posteriore. Il comando venne preso dalla Porsche Carrera 6 n.148 di Mairesse e Muller, che aveva
progressivamente guadagnato posizioni su posizioni per il semplice fatto della eliminazione di chi li
precedeva.
Seguiva la Ferrari Dino di Guichet-Baghetti ma era tanto il distacco, circa otto minuti, che oramai la
speranza di un’impresa impossibile era sepolta del tutto. La Porsche di Mairesse-Muller vinsero la
50 Targa Florio. Tornammo a casa melanconici.
L’episodio nelle settimane successive tenne banco nella stampa specializzata e tra di noi tifosi.
Vaccarella, quando era libero da impegni faceva sempre una capatina a Collesano e parlò spesso
dell’episodio. Dalle sue parole traspariva tutta l’amarezza di aver visto sfuggire una Targa Florio
persa per una banale incomprensione tra i piloti.
Alla fine di ogni discorso si rimandava all’edizione prossima la speranza di vittoria.

Dott.Nino Colombo


BIBLIOGRAFIA:
Fonte d’informazione e documentazione per la composizione del presente testo è stata la rivista “Rapiditas”
organo ufficiale della Targa Florio dal 1906 al 1930 e le storie raccontate dal Dott.Antonino Colombo.
Ed inoltre le riviste:
“Auto Italiana” - Roma, “Autosprint” - Bologna, “Motor” - Roma.
Ed inoltre sono stati consultati i libri:
“La Favolosa Targa Florio” di Giovanni Canestrini - Ed. LEA - 1965
“Targa Florio” di W.F. Bradley - Ed. GT Foulis & C. Ltd. - Londra 1965
“La Targa Florio” di Alvarez Garcia - Ed. Novecento - 1986
“La Leggendaria Targa Florio” di Pino Fondi - Ed. Nada Editore - 1989
“Alfa Romeo” di David Owen - Ed. Acanthus – 1985

 



 
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