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AMARCORD: LA TARGA FLORIO MONDIALE
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Messaggio AMARCORD: LA TARGA FLORIO MONDIALE 
 
ImageIl 1955 segna l’affermazione mondiale della Targa Florio che ho
vissuto personalmente. Ho assistito a pagine di vero autentico Sport.
Ho avuto la fortuna di conoscere i più grandi piloti dell’epoca dei
quali conservo gelosamente una nutrita raccolta di autografi.
Ho ammirato e visto correre le vetture Sport e Gran Turismo, dei veri
gioielli dell’industria automobilistica. Ho osservato il lavoro faticoso
e meticoloso dei meccanici e la passione e la sportività della gente
delle Madonie. Una breve premessa per ricordare la nascita del
mondiale marche. Nato nel 1952 su suggerimento degli sportivi
italiani alla CSI affinché il lavoro delle Case Costruttrici fosse
valorizzato attraverso un campionato riservato alle vetture di
categoria sport. Ogni Marca vi poteva partecipare con una squadra di
vetture e relative coppie di piloti. La distanza minima di ogni prova non poteva essere inferiore ai
1000 Km. Al campionato era ammessa una prova per nazione. L’Italia era rappresentata dalla Mille
Miglia. In tre anni di attività il Mondiale Sport aveva assunto fama e popolarità.
La Ferrari aveva sbaragliato il campo vincendolo per tre volte consecutive. Questi successi
contribuirono all’affermazione del Campionato Mondiale ed alla sua notorietà. La Targa Florio
aveva tutte le caratteristiche tecniche e proprio per queste era la più indicata su tutte le altre prove.
Quindi Vincenzo Florio non aveva torto ad ambire per la “sua” Targa la validità mondiale. Ma il
regolamento ammetteva una sola prova per nazione e bisognava fare una eccezione. Ciò non era
facile ma il Cavaliere non abbandonò mai questa ambizione e né parlo direttamente col Presidente
della CSI, Monsieur Perousse, suo vecchio amico sin dai tempi della nascita della Targa. Questi,
conoscendo il circuito, si trovò d’accordo con Florio ma l’ostacolo era il regolamento. Nonostante
ciò Vincenzo Florio avanzò la richiesta scritta alla CSI. Contemporaneamente l’ACI di Palermo
inoltrò anch’esso la richiesta alla CSI per avere la validità mondiale per il Giro di Sicilia che aveva
le caratteristiche chilometriche, essendo superiore a 1000 Km, e quindi ritenevano di avere la
prevalenza sulla Targa. Questo comportamento sleale e fratricida amareggiò moltissimo Vincenzo
Florio perché proprio nella sua terra incontrava concorrenza da parte di organizzatori di una corsa
che lui stesso aveva creato nel lontano 1912. Il Cavaliere attese fiducioso la decisione che gli fu
comunicata mentre era in vacanza in America. La Targa Florio era ammessa, assieme alla Mille
Miglia, come prova del Campionato da disputarsi il 16 ottobre 1955.
Vincenzo Florio ancora una volta aveva vinto la battaglia contro i nemici e come suo fare si mise, al
ritorno,al lavoro per organizzare la XXXIX edizione della Targa Florio valevole per il mondiale
Sport. Per essere in regola con le norme del regolamento sulla distanza di 1000 km, la Targa viene
portata a ben tredici giri per complessivi 936 Km. Quale ultima prova del campionato diventa
decisiva per l’assegnazione del titolo mondiale. Oltre alla Ferrari erano in lizza la Jaguar e la
Mercedes. Il Cavaliere fece leva sull’amicizia personale con Alfred Neubaeur per avere la Mercedes
al via.Questi non deluse Florio ed iscrisse tre vetture Spider 300 SRL con i piloti Stirling Moss,
Peter Collins, Manuel Fangio, Karl Kling, Desmond Titterington, John Ficth, Hans Hermann nella
qualità di collaudatore e pilota di riserva. Lo squadrone Mercedes arrivò al gran completo a Palermo
il 25 settembre e prese alloggio a Termini Imerese. Fece subito impressione la sua organizzazione
che sembrava una armata di recente memoria bellica. Era dotata di carri-officina attrezzati di tutto
punto in modo tale che i meccanici potessero smontare e rimontare una macchina come in fabbrica.
Alcuni di essi vennero distribuiti durante la gara in vari punti del circuito : Bivio Polizzi per i
rifornimenti ed a Collesano nello spiazzo di S.M. Gesù, di fronte al Convento dei Frati Cappuccini.
Per tutti noi fu un’attrazione inverosimile. Tre meccanici biondi di aspetto gigantesco, in tuta
azzurrina, seguivano con meticolosa attenzione il passaggio delle vetture e di tanto in tanto
soddisfacevano la loro sete con delle bottigliette di birra. Contro le Mercedes si opponevano le
Ferrari e le Maserati. La prima con due vetture ufficiali, una 4 cilindri 3500, affidata a Castellotti e
Manzon, una 3000 a Maglioli e Sighinolfi. D’appoggio altre due Ferrari 3000 private
dell’americano Carroll Schelby ed il torinese Gino Munaron, e l’altra di Piotti e Cornacchia.
La Maserati si affidava con una 3000 a due piloti di gran classe Luigino Musso e Gigi Villoresi.
Il primo era un calcolatore ed era costante oltre che veloce, mentre Gigi era il maestro per
eccellenza oltre che veterano. A Collesano il cuore batteva per la Ferrari ed i suoi piloti, tanto che
sul muro di cinta del Convento che perimetra la strada era scritto con la vernice bianca
“W CASTELLOTTI – W MAGLIOLI”. Oltre alle vetture ufficiali altre Sport erano in lizza:
10 Maserati private, una Lotus,una Ferrari tipo 500 Mondial. Fra i piloti Maserati c’erano Scarlatti,
Geppetto Musso,fratello di Luigino, Bellocci che correva con Maria Teresa De Filippis,
campionessa italiana. Tra i piloti siciliani il principe Gaetano Starrabba con una Maserati alla sua
seconda esperienza in Targa. Il barone Antonio Pucci, guidatore tenace, esuberante e grintoso, con
la Ferrari 500 Mondial in coppia con il veterano Franco Cortese. Una partecipazione qualitativa non
indifferente cui primeggiava su tutti l’inglese Stirling Moss, protagonista fino a quel momento del
campionato Mondiale. Eugenio Castellotti pilota molto temerario ed irriducibile era l’unico pilota
italiano che poteva opporsi. L’anno precedente in Targa si era reso protagonista con una Lancia D
24 di una combattutissima lotta con Luigino Musso e Piero Taruffi mollando solo alla fine.
Eugenio Castellotti di borghese famiglia, giovane alto e di bello aspetto aveva cuore,coraggio grinta
e spirito indomabile da vero leone combattente. A Collesano aveva una nutrita tifoseria con la
quale,durante le prove libere,si fermava in Piazza Mazzini a sorseggiare una bibita dissetante.
Le speranze di tutti noi come degli appassionati siciliani si riversavano su di lui. La mattina del 16
ottobre 1955 un sole splendido illuminava le Madonie ed il Piccolo Circuito delle Madonie.
Non sembrava affatto di essere in autunno. Una folla oceanica, incontenibile,invadeva “ Floriopoli”
e i lati dei 72 chilometri del tracciato. Gli occhi erano puntati sui box della Mercedes dove regnava
una calma ed un perfetto ordine. Il direttore Neubauer di stazza pesante stava seduto su una sedia
sul muretto dei box. Nei box della Ferrari e della Maserati vi era animazione e tanta tensione. Al
via, Moss, molto teso ma deciso, con la sua Mercedes 300 SRL attaccò subito senza pietà. Anche
Castellotti, partito dopo di lui, non scherzava, lasciandosi trascinare un po’ troppo dall’entusiasmo.
Alla fine del primo giro Moss era già in testa di 1’15” su Castellotti mentre Fangio, Titterington
erano già staccati di 3 minuti. Gli spettatori lungo il circuito si entusiasmarono incitando Castellotti
stretto tra Moss e Fangio che guidava con sicurezza, nonostante nella mente degli sportivi Eugenio
era considerato veloce ma “ sfasciamacchine”. Il secondo giro si concluse come il primo nelle stesse
posizioni ma Castellotti aveva abbassato il suo tempo di due minuti. Al terzo giro Moss sentendo il
fiato sul collo di Eugenio realizzò un fantastico giro veloce segnando un tempo strepitoso: 43’07”,
tempo molto sensazionale, facendo molto preoccupare il direttore Neubauer per una possibile uscita
di strada. Castellotti non fu da meno e fece segnare un tempo di 44’17” che lo distaccò dal primo di
1’15”. Al passaggio da Collesano per Eugenio era un levar di mani in alto che applaudivano e lo
incitavano nello stesso tempo ma ci si preoccupava per la tenuta. Fangio girava costante sui 45’
mentre l’altro beniamino del pubblico, Umberto Maglioli, faceva registrare tempi di tutto rispetto.
Anche il barone Antonio Pucci, nel corso del secondo giro con la Ferrari faceva registrare un tempo
di 46’24” che stupì molti tanto da presagire che alla lunga distanza poteva insidiare i piloti di testa.
Nel corso del quarto giro, preso dalla foga e dalla combattività con Castellotti, alcuni chilometri
prima di arrivare a Collesano in località Cammisini dove c’è tutt’ora un villaggio di contadini
“Borgo Eras”, Moss nell’abbordare una curva a sinistra subito dopo la Casa Cantoniera, si
scompose e la macchina cozzò contro un muretto e scivolò fuori strada in un campo di grano.
Gli spettatori presenti raccontano un Moss molto nervoso e dopo essersi toccato tutto il corpo per
rassicurarsi di non aver riportato ferite, si slegò il casco poggiandolo sul muretto, convinto di avere
terminato la Targa. Intanto accorsero gli spettatori per prestargli i soccorsi e tra questi un
collesanese di nome Pippo Di Gloria che passata l’emozione e la paura dell’incidente, insieme agli
altri spettatori decisero di aiutare Moss a rimettere la macchina in strada consentendogli di
riprendere la gara dopo avere perso minuti preziosi. Questo sportivo leale l’indomani della corsa fu
oggetto di scherno da parte dei tifosi di Castellotti ed addirittura qualcuno, eccedendo nella foga, gli
sferrò un pugno. A Moss non era sembrato vero questo provvidenziale aiuto tanto da dimenticare
nella ripartenza il casco sul muretto e subito richiamato dal Di Gloria tornò indietro, si calzò il
casco e ripartì transitando sul traguardo con un ritardo di sette minuti scivolando in classifica al
quarto posto dietro le altre due Mercedes di Fangio e Titterington, mentre Eugenio Castellotti tra il
tripudio degli sportivi passava in testa alla classifica e lasciava il volante per il cambio pilota a
Manzon, mentre Moss era sostituito da Collins. Manzon era un pilota che giudava pulito ma non era
veloce, al contrario Collins era veloce tanto che alla fine del suo turno aveva annullato tutto lo
svantaggio accumulato precedentemente da Moss e che vedeva in testa la coppia Kling e Fangio al
comando della corsa. Ripreso il volante per il suo turno, Castellotti, guidava con molto irruenza
facendo letteralmente impazzire gli spettatori ad ogni curva. Anche Collins procedeva molto
velocemente e con il suo stile di guida “pulito” fece registrare un tempo notevole: 43’37”
avvicinandosi a Castellotti , collocandosi in terza posizione e cedendo il volante a Moss.
In Mercedes a questo punto tirarono un sospiro di sollievo poiché la Ferrari di Eugenio era tra Moss
e Fangio e poteva contare sia sulla affidabilità di guida di Fangio che nella irruenza di Moss.
Cosi fu sino all’undicesimo giro che vide il ritiro dell’altra Ferrari guidata da Maglioli e Sighinolfi
che erano arrivate sino alla terza posizione. Sempre in questo giro Eugenio Castellotti con guida
veloce nell’affrontare una curva scalando di marcia sbandò picchiando con il parafango di destra
all’altezza del faro contro un muretto di protezione. Castellotti con il cuore in gola scese dalla
macchina osservò il danno e risalito fu aiutato dagli spettatori che lo spinsero per un centinaio di
metri. La macchina ripartì ma aveva perso minuti preziosi.Un anziano artigiano di Collesano al
passaggio della vettura incidentata faceva pesare il suo presagio sui figlioli tifosi di Eugenio che era
“sfasciamacchina”. Moss e Fangio cosi consolidarono il primo e secondo posto e fu cosi sino alla
fine del tredicesimo giro, mentre Castellotti dovette accontentarsi del terzo posto. La Mercedes e
Moss vincevano la XXXIX Targa Florio ed il Campionato Mondiale Marche. Ho incontrato Stirling
Moss nel luglio del 2003 in Inghilterra a Goodwood dove si svolge il “Festival della Velocità”,
rassegna di automobilismo sportivo cui partecipano piloti e vetture prestigiose di tutti i tempi
assieme ai team di formula Uno, ed io ero al seguito del Prof. Nino Vaccarella, invitato.
Quando mi sono avvicinato per avere il suo autografo gli dissi che venivo dalla Sicilia e più
precisamente da Collesano. Moss sgranò gli occhi e subito mi rispose: “paese molto sportivo”.
Non aveva dimenticato che l’aiuto ricevuto gli permise di vincere la Targa Florio.
Questa edizione fu il trionfo personale di Vincenzo Florio e la vittoria del migliore agonismo
sportivo. Sulle ali dell’entusiasmo, nonostante la non più giovane età, il Cavaliere Vincenzo Florio
si mise subito al lavoro per l’edizione successiva. Subita la perdita del nipote Raimondo Lanza di
Trabia, Florio dovette ingoiare un altro boccone amaro a causa della validità mondiale non concessa
dagli organi sportivi alla Targa e come se ciò non bastasse, la sovrapposizione della data di
svolgimento a quella di Le Mans. Nonostante ciò Vincenzo Florio organizzò il dieci giugno la XL
Targa Florio. La gara si svolse su dieci giri piuttosto che sui tredici e presero parte anche vetture del
raggruppamento Turismo Speciale. Si iscrissero la Ferrari con due 3500 affidate a Castellotti, a
Gendebien ed Hermann. La Maserati con Taruffi, la Osca con Cabianca e la Scuderia Centro-Sud.
Questa era una scuderia creata da Mimmo Dei con lo scopo di lanciare giovani talenti non
valorizzati a pieno dalle Case. Della pattuglia facevano parte Scarlatti, Lippi, Ravetto, Starrabba,
”Geppetto” Musso, tutti al volante di Maserati tre e due litri. La Porsche, sotto la spinta del barone
Hushke Von Hanstein, iscrisse una nuova vettura Sport di 1500 cc 6 cilindri affidata a Umberto
Maglioli, e grazie alla Targa Florio negli anni a venire avrebbe conquistato un’enorme successo
commerciale. Quella mattina del 10 giugno sotto un sole caldo ma ventilato di fronte ad un pubblico
numeroso ma non straripante prese il via la corsa. Sin dall’inizio la gara fu molto accesa e subito
Castellotti prese il comando seguito da Taruffi, Gendebien, Maglioli, Cabianca.
A Collesano il tifo per Castellotti si accendeva e si facevano gli scongiuri per eventuali rotture.
Cosa che avvenne al secondo giro e l’idolo locale dovette abbandonare la corsa con notevole
disappunto dei tifosi ed in molti di essi si rafforzò l’appellativo di corridore veloce ma
“sfasciamacchina”. Le speranze dei Collesanesi si divisero tra la Ferrari di Gendebien e la Maserati
di Taruffi. Gendebien era un giovane nobile belga alto e magro, molto gentile col sorriso tra le
labbra. Durante le prove libere avevamo avuto modo di conoscerlo ed apprezzare la sua signorilità
perché era solito fermarsi al chiosco di “Carricaturi” per sorseggiare una spremuta di arancie di cui
era ghiotto e scambiava qualche parola in un pasticciato italiano con i presenti.
Nel 1997 l’ho incontrato a Roma allo Stadio dei Marmi in occasione dei 50 anni della Ferrari. Stava
poco bene in salute e si appoggiava a due stampelle. Nell’intervallo si sedette casualmente accanto a
me. Non ebbi il tempo di salutarlo che un giovane signore si avvicinò e salutandolo disse che era
siciliano da Siracusa. Gendebien esclamo subito “Terra meravigliosa col cielo azzurro e il sole”.
Mi intromisi e dissi che anch’io venivo dalla Sicilia e più precisamente da Collesano.
Gendebien si voltò di scattò e mi chiese se nella piazza ancora c’era il Chiosco e il rifornimento di
benzina. Risposi che il tempo le aveva cancellato, e ricordava che si fermava a fare rifornimento da
quell’uomo piccolo di statura (Sig. Cilluffo n.d.r.) e ne approfittava per bere una spremuta di
agrumi. Taruffi, invece, negli anni precedenti aveva fatto amicizia con un cantoniere di Collesano,
Turi Failla. Questi abitava nella casa cantoniera di Cammisini, contrada di Collesano, e più volte
l’Ingegnere con la sua consorte Isabella erano stati in quella casa e avevano gustato i prodotti
genuini della terra di quel periodo,le fave e la “frittedda”, piatto locale fatto di fave, piselli, carciofi
e finocchietti selvatici. Più recentemente per la inagurazione del Museo della Targa ho avuto modo
di incontrare la Sig.ra Isabella Taruffi e ricordava con molto affetto Turi Failla e quel periodo
meraviglioso. Ritornando alla corsa la Maserati di Taruffi era passata in testa seguito dalla Porsche
di Maglioli, pilota veloce ma ragionevole, e cosi sino al settimo giro,quando per la rottura del
serbatoio della benzina fu costretto al ritiro. Gendebien e la Ferrari viaggiavano con regolarità nelle
prime posizioni senza mai insidiare la Porsche di Maglioli. A contendersi la vittoria erano rimasti
la Porsche di Maglioli e l’Osca di Cabianca – Villoresi. Poco o nulla potè fare la regolarità di
Villoresi contro Umberto Maglioli e la sua Porsche. Maglioli con la SR 1500 correva con
intelligenza ed abilità destreggiandosi molto bene con quella vettura spider che sembrava fatta
apposta per le strade delle Madonie e filava veloce lungo le tormentate curve del circuito di 72
kilometri. Alla fine vinse e fu la prima di una lunga serie di vittorie della Casa Tedesca in Targa
Florio. Con questa vittoria Umberto Maglioli tornava a vincere sulle Madonie per la seconda
volta,dopo quella del 1953,tanto che alla fine della corsa Vincenzo Florio come suo solito si
complimentò e disse che per il futuro sarebbe stato impossibile rivincirla per la terza volta.
Per la cronaca Maglioli la rivinse nel 1968 sempre con la Porsche in coppia con Vic Elford.
Nonostante la Porsche fosse una vettura straniera Maglioli ebbe un gran tripudio dagli sportivi e
soprattutto dei Collesanesi che vedevano trionfare un pilota italiano che avevano avuto modo di
apprezzare le sue doti di guida ma anche, nelle sue soste a “Carricaturi”, nota piazza di Collesano
posta sul circuito, le sue qualità caratteriale di gentilezza e di passione sportiva ancora vive in
ciascuno di noi. Continuerò prossimamente il racconto degli anni 60.

Dott.Nino Colombo


BIBLIOGRAFIA:
Fonte d’informazione e documentazione per la composizione del presente testo è stata la rivista “Rapiditas”
organo ufficiale della Targa Florio dal 1906 al 1930.
Ed inoltre le riviste:
“Auto Italiana” - Roma, “Autosprint” - Bologna, “Motor” - Roma.
Ed inoltre sono stati consultati i libri:
“La Favolosa Targa Florio” di Giovanni Canestrini - Ed. LEA - 1965
“Targa Florio” di W.F. Bradley - Ed. GT Foulis & C. Ltd. - Londra 1965
“La Targa Florio” di Alvarez Garcia - Ed. Novecento - 1986
“La Leggendaria Targa Florio” di Pino Fondi - Ed. Nada Editore - 1989
“Alfa Romeo” di David Owen - Ed. Acanthus - 1985

 



 
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