con la piccola “macinino” Porsche di 1500 cc, motore posteriore che rappresentava un’innovazione
tecnologica. Ciò mutò il concetto di progettazione delle auto da corsa ivi compresa la formula uno.
L’Ing. Chiti, chi non ricorda quel uomo corpulento, occhialuto, scriveva un anno dopo la fine della Targa:
“La Targa Florio è stata una gara ricca di suggerimenti per lo sport automobilistico in genere,
una vera maestra dello sport. Ha ispirato la creazione di gara di durata come la 24 Le Mans,
Nurburing, Mille Miglia, Carrera Panamericana. Più recentemente ha ispirato i Rally. Tutto il
patrimonio tecnico accumulato in Targa è passato come insegnamento nei rally.”
Nel 1957 la Targa Florio conobbe un anno di purgatorio a causa del divieto di disputare gare su strade a
seguito degli incidenti occorsi a Le Mans ed alla Mille Miglia. La 41a edizione si svolse sempre sul
circuito delle Madonie ma con una formula di regolarità. Vinse Fabio Colonna su Fiat 600 precedendo
Taruffi e Costantini su Lancia Appia. Quel 24 novembre 1957 fu un giorno triste per il Cavaliere
nell’osservare lo squallore, il silenzio, l’assenza di spettatori alle tribune. Tuttavia nel suo cuore già
pulsava il riscatto. Non finì l’anno che si dette da fare per ottenere per il 1958 l’autorizzazione dal
Ministero a svolgere la Sua Targa Florio dimostrando che la gara era sicura, cosa che ottenne cosi pure la
validità mondiale da parte degli organi sportivi internazionali.
L’11 maggio del 1958 Floriopoli e le Madonie tornarono a risplendere di luci, di colori, di vitalità e di
splendore. Il pubblico rispose numeroso al richiamo del fascino della Targa. Alla partenza quarantuno
vetture erano allineate ad attendere il via da Don Vincenzo con la sua bandiera a scacchi. I giri da
effettuare erano 14, due i piloti ad alternarsi alla guida e ciascuno poteva compiere non più di sette giri
consecutivi. Le Case automobilistiche che davano vita al campionato erano tutte presenti. La Ferrari con
le sue 250 testa rossa di tre litri 12 cilindri e 295 cavalli. Le coppie erano Musso-Gendebien, Hawothorn-
Von Trip, Collins-Phill Hill, Seidal-Munaron sotto la direzione sportiva di Romolo Tavoni che scelse
come quartiere generale Cefalù sede l’albergo Jolly Hotel e non più Termini. La Porsche, seconda in
campionato, portò in Sicilia tre vetture: due 1500 spyder affidate a Behra-Scarlatti e Maglioli-Barth,
mentre la terza era una nuova vettura Carrera Coupè GT 58, una quattro cilindri, leggerissima appena
520 Kg, affidata a due nobili, i baroni Huscke Von Hanstein e Antonio Pucci. Il primo qualche anno
dopo diventerà il direttore Sportivo della Porsche mentre il secondo siciliano, giovane esuberante dalle
doti promettenti. L’Aston Martin debuttava in Targa con la DBRI/300, tre litri con 255 cv e molto
pesante, 805 Kg. A condurla un nome che faceva paura agli sportivi: Stirling Moss in coppia con Tony
Brooks, che di professione faceva il dentista ma di carattere molto puntiglioso e tenace.
L’Osca era presente con il modello 1500 con il solito Cabianca in coppia con Bordoni. Puntualmente alle
otto il Cavaliere dette il via alla 42 edizione della Targa Florio.
Moss con la sua giuda irruente e focosa attaccò sin dal primo metro ma dovette fare subito i conti con
una uscita di strada che gli costarono 5 minuti e danni all’impianto di raffreddamento. Le Ferrari di
Musso e di Von Trips presero la testa della corsa seguite dalla Porsche di Maglioli.
Moss, dopo aver perso trenta minuti ai box per riparare i danni, nel secondo giro staccò un tempo che
fece scalpore: 42’ 15” pur tuttavia senza scalfire la testa della corsa condotta da Luigino Musso.
Il fondo stradale a causa delle piogge nei giorni precedenti presentava della ghiaia e fu causa di numerose
uscite di strada: Von Trips, Moss e stavolta per lui non fu possibile il miracolo degli sportivi di rimetterlo
in strada causa gl’irreparabili danni riportati. La gara si svolgeva senza ulteriori colpi di scena e la Ferrari
di Musso-Gendebien tagliava il traguardo sotto lo sventolio della bandiera a scacchi e la gioia sorridente
di Vincenzo Florio. Secondi la Porsche di Behra-Scarlatti, terzi Collins-Hwathorn. Il barone Antonio
Pucci in coppia con Von Hanstein con la Porsche arrivarono sesti. Un altro siciliano Nino Vaccarella,
allora sconosciuto ma che farà parlare di sé negli anni futuri, non aveva portato a termine la gara con la
Aurelia B20. Per la cronaca quella della Ferrari fu la prima vittoria in Targa Florio, mentre per Vincenzo
Florio era l’ultima sua Targa. Infatti il 6 gennaio 1959 a Eparnay in Francia dove si trovava si spegneva
affidando la continuità della Sua creatura al nipote Vincenzo Paladino. Questi mantenne la promessa
fatta allo zio e si fece carico di organizzare le Targhe negli anni successivi. Arricchì il comitato
organizzatore con nomi nuovi: il giornalista Canestrini, Palmeri come segretario di manifestazione e
successivamente come direttore di corsa. Donna Lucia Florio assunse la presidenza del comitato.
Con queste nuove energie il 24 maggio 1959 ebbe svolgimento la 43 edizione della Targa Florio, la
prima dopo Don Vincenzo. Vi furono delle novità. Per la prima volta si svolsero le prove ufficiali
,cronometrate ,con la strada chiusa al traffico e si effettuarono il venerdì antecedente la gara nelle ore
mattutine . La Ferrari vincitrice l’anno passato si ripresentava con la stessa macchina, Testa rossa tre litri,
ma aggiornata ed una nuova vettura la Dino 196/S di due litri affidata a Cabianca e Scarlatti. La Porsche
presentava tre vetture di diversa cilindrata modello RS, 1700 per Bonnier-Von Trips, una 1600 per
Maglioli-Hermann, una 1500 per Barth-Seidal. L’Osca sempre presente una 1500 guidata da Ludovico
Scarfiotti ed Edoardo Govoni. I piloti nuovi erano Joachin Bonnier e Ludovico Scarfiotti. Il primo dal
fisico atletico e la caratteristica barbetta diventerà il simbolo della Porsche in Targa per tutti gli anni
sessanta , tanto temibile sportivamente quanto amabile nelle relazioni umane.
Ludovico Scarfiotti, alto e sportivo era destinato a diventare negli anni a venire un altro mitico
protagonista della Targa. Il barone Antonio Pucci oramai arruolato nelle file della Porsche ufficiale
correva con l’altro nobile il barone tedesco Von Hanstein con la Porsche 356 A Carrera/10 di 1600 cc.
L’altro siciliano Nino Vaccarella ripeteva l’esperienza di partecipazione con una nuova macchina più
potente della vecchia Aurelia: la Maserati A6GCS-53 – di 2000 cc. Questa edizione della Targa fu un
vero trionfo per la Porsche che piazzò quattro vetture ai primi quattro posti della classifica assoluta con i
vincitori Barth-Seidel ed il brillante terzo posto del madonita barone Antonio Pucci. La gara si risolse
all’ultimo giro quando la Porsche di Bonnier che conduceva la gara, subito dopo l’abitato di Collesano
esalò l’ultimo respiro consentendo a Barth di vincere. Bonnier venne applaudito sportivamente dal
pubblico che lo ritenne il vincitore morale.
L’8 maggio 1960 si disputò la 44 edizione della Targa Florio valida per il campionato mondiale marche.
La gara fu accorciata di quattro giri, dieci piuttosto che quattordici per un totale di 720 Km.. La
partecipazione della Ferrari , cui bruciava ancora la disfatta dell’anno precedente dove nessuna macchina
arrivò alla fine della gara, partecipò in forza con cinque vetture tra cui una gran turismo la 250 GT
berlinetta con motore 12 cilindri affidata ai fratelli messicani Ricardo e Pedro Rodriguez. Due
giovanissimi di cui Pedro diciassettenne sui quali si appuntarono gli occhi di tutti gli spettatori per via
della loro età. Tanto fu lo stupore di tutti noi alla vista di questi due ragazzi alle prese con il volante della
vettura da corsa. Ho in mio possesso una foto che li ritrae sulla loro macchina attorniata da sportivi e da
piloti tra i quali un esterrefatto Phil Hill. La Porsche portò sulle Madonie dei nuovi modelli RS/60, più
lunghi di 10 cm delle versioni precedenti, sempre al limite del peso 520 Kg.,di 1600 cc e 165 cv.
La Maserati debuttava con una 2900 il cui telaio era a tralicci, dalla linea elegante, corta molto leggera,
”birdcage” iscritta dalla Scuderia americana Camoradi. La Ferrari schierava le sue vetture con i seguenti
piloti: Cliff Allison, americano, Willy Mairesse, svizzero irruente ed audace, Von Trips,Phill Hill, il
giornalista francese Paul Frere, ottimo stradista, Ritchie Ginther, americano ex capo garage molto
focoso, gli italiani Scarfiotti e Giulio Cabianca.
La Porsche si opponeva con il seguente squadrone. Bonnier, Hermann, Barth, Gendebien, Graham Hill.
Quest’ultimo pilota di formula Uno esordiva in Targa Florio. Si abituò subito al circuito ed per quello
poco che ho avuto modo di conoscerlo un vero gentlemen come pilota cosi come nella vita. La Maserati
2900 venne affidata ad un pilota veterano di Targa come Umberto Maglioli, già vincitore in passato,
affiancato da un giovane emergente pilota che aveva già dato prova di sé nell’anno passato: Nino
Vaccarella. Siciliano purosangue con origini madonite è un talento naturale di guida.
In curva non si scomponeva mai e tracciava le traiettorie sulla tangente con un tempismo perfetto.
Recentemente,essendo suo tifoso-amico, di cui sono molto onorato, ho avuto la fortuna di effettuare
qualche giro di targa al suo fianco su vetture sportive storiche e non (Alfa Romeo 33 Disco volante,
Ferrari 275 P, Ferrari Modena), ed ho potuto apprezzare il suo stile di guida ed il suo talento che è
rimasto intatto cosi come allora quando correva per la vittoria. Un vero talento naturale che raccoglierà
allori in tutto il mondo con le migliore vetture sportive senza timore reverenziale di nessuno. Con
Collesano e gli sportivi collesanesi instaurerà un rapporto affettivo che ancora oggi si perpetua
nonostante siano trascorsi vari decenni. Ritorniamo alla gara.
Che sarebbe stata una gara molto agguerrita si era capito sin dalle prove ufficiali del venerdì, quando
Nino Vaccarella e la sua Maserati bianco-azzurra n.200 spiccarono il secondo miglior tempo dopo
quello di Jo Bonnier e la sua Porsche RS/60. La prestazione del giovane siciliano fece tanto scalpore che
non fu poco la preoccupazione che seminò in Ferrari e in Porsche, poiché guidava una macchina del
tutto nuova per lui. Con questa prestazione Vaccarella diventava il beniamino del pubblico siciliano ed
entrava nei nostri cuori per non uscirvi mai più. La gara ebbe inizio alle otto in punto sotto un timido sole
che asciugava lentamente l’asfalto reso viscido dalla pioggia caduta in nottata con la Porsche di Bonnier
veloce a far da lepre. A seguirlo Maglioli mentre terzo era Gendebien con l’altra Porsche, quarto Allison
con la Ferrari e subito dopo Von Trips Cosi fu alla primo giro e nei successivi. Bonnier guadagnava sui
saliscendi di Caltavuturo mentre Maglioli recuperava da Collesano a Cerda tanto che al quinto giro
Maglioli seguiva Bonnier ad appena 8 secondi che colmò e superò in prossimità di Collesano a Portella
di Mare, un tratto veloce. Naturalmente il passaggio da Collesano fu un tripudio di applausi. Arrivato ai
box cedette il volante a Nino Vaccarella accompagnato da un boato dei spettatori. Graham Hill sostituiva
lo svedese Bonnier. Hermanno sostituiva Gendebien sulla Porsche mentre in Ferrari a Von Trips saliva
Phill Hill e Scarfiotti rimpiazzava Mairesse.
Ginther, a causa del ritardo accumulato circa quattro minuti, continuò senza farsi sostituire da Paul Frere
e nel tentativo di recupero fini fuori strada fermandosi sulle chiome di un albero nella discesa di
Caltavuturo rimanendo miracolosamente illeso. Alla fine del sesto giro Vaccarella aveva accumulato un
vantaggio di due minuti su Graham Hill ed alla fine del settimo il vantaggio era salito a tre minuti e
quindici secondi. La gioia e l’esultanza della folla sparsa lungo il circuito era incontenibile e vi lascio
immaginare quando transitava da Collesano. L’ovazione ed il tripudio era tanto che gli spettatori
sfuggivano al controllo delle forze dell’ordine. Invece chi si trovava ai Box racconta lo stupore dei
giornalisti ed in particolare di Canestrini che non credeva a ciò che accadeva. Purtroppo l’imprevedibile
era in agguato e nel corso dell’ottavo giro la Maserati di Vaccarella causa una foratura del serbatoio della
benzina è costretta a fermarsi sotto Caltavuturo. Nonostante il rabbocco eseguito spasmodicamente dai
spettatori e riuscito a fare alcuni chilometri, al bivio di Caltavuturo esaurita la benzina e complice una
toccata ad una cunetta fu costretto al ritiro.
Grande la delusione dei siciliani e non solo che a passa parola la notizia fece il giro del circuito
lasciando in ognuno di noi tanta amarezza per una vittoria in pugno e sfumata. Ritornato al volante
Bonnier sulla Porsche incalzò la Ferrari di Phill Hill facendo segnare tempi strepitosi balzando in testa
alla corsa e vi rimase sino alla fine. Seconda la Ferrari di Von Trips-Phill Hill, terzi Gendebien con la
Porsche e quarta l’altra Ferrari di Scarfiotti-Mairesse. Nel cuore degli sportivi collesanesi si fece largo la
simpatia per Nino Vaccarella ed esplosa qualche anno dopo.
Dott.Nino Colombo
BIBLIOGRAFIA:
Fonte d’informazione e documentazione per la composizione del presente testo è stata la rivista “Rapiditas”
organo ufficiale della Targa Florio dal 1906 al 1930.
Ed inoltre le riviste:
“Auto Italiana” - Roma, “Autosprint” - Bologna, “Motor” - Roma.
Ed inoltre sono stati consultati i libri:
“La Favolosa Targa Florio” di Giovanni Canestrini - Ed. LEA - 1965
“Targa Florio” di W.F. Bradley - Ed. GT Foulis & C. Ltd. - Londra 1965
“La Targa Florio” di Alvarez Garcia - Ed. Novecento - 1986
“La Leggendaria Targa Florio” di Pino Fondi - Ed. Nada Editore - 1989
“Alfa Romeo” di David Owen - Ed. Acanthus - 1985
















































